Testata del sito ufficiale dell'Associazione Nazionale Bersaglieri sezione di Paceco

i nostri Eroi




Antonio De vita un eroe dimenticato dallo Stato

 

Bersaglieri, Amici

Antonio De Vita, Tenente dei Bersaglieri, Avvocato, nel 1980 accettò l'incarico di Difensore d'Ufficio di alcuni brigatisti rossi. In quel periodo accettare tali incarichi equivaleva a una condanna a morte secondo la logica brigatista.
L'altissimo senso civico di Antonio lo portò ad accettare l' incarico senza porre scuse che tutti i suoi colleghi in quel periodo accampavano per ricusare l'incarico.
Di li a poco, un giorno, rientrando nel suo studio di Viale Mazzini a Roma, nell'androne del palazzo, venne aggredito alle spalle e gli fu sparato un colpo alla nuca, ma, evidentemente protetto da una mano superiore, rimase cosciente, e, nell'accasciarsi a terra tra un nugolo di proiettili, estrasse la sua pistola, un revolver, e rispose al fuoco ferendo gravemente uno dei suoi aggressori: Natalia Ligas. I brigatisti spararono circa 45 proiettili contro i 5 di Antonio. Il compagno della Ligas vedendo la compagna a terra abbandonò le armi caricandosela sulle spalle e portandola fuori dove li attendeva una 128 con un complice. L'eroica azione di Antonio De Vita portò al recupero delle armi, che poi si rivelarono le stesse che avevano ucciso il Generale Galvaligi, e allo scoprimento della colonna brigatista compreso il chirurgo complice che aveva in cura la Ligas.
EBBENE PER QUESTA AZIONE IL NOSTRO ANTONIO DE VITA NON EBBE ALCUNA MENZIONE NE' RICONOSCIMENTO. Invito gli aderenti al gruppo a mobilitarsi perchè venga riconosciuto l'eroismo della azione e Antonio De Vita ottenga oggi a quasi trent'anni di distanza l'apprezzamento per il suo gesto.
Per molto meno oggi vengono distribuite Medaglie d'Oro al Valor Civile.
Antonio De Vita sopravvisse alla ferita, anche se rimase sordo da un orecchio ed oggi è ancora valentissimo avvocato e membro di spicco della Associazione Nazionale Bersaglieri.

Bersaglieri attivatevi, diffondete la notizia, mandate e-mail di adesione perchè Antonio abbia il giusto riconoscimento

Bersagliere Massimo Flumeri



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GENERALE GAETANO AMOROSO
Medaglia d’Oro al Valor Militare

Nato a Roccalumera (ME) il 3.11.1893.

Conseguita la nomina a Sottotenente nel 1914, partecipò alla 1a Guerra Mondiale, dapprima con il 76° Rgt. Fanteria, rimanendo ferito, quindi con la 402a Compagnia Mitraglieri del 255° Rgt. Fanteria. Decorato di Croce di Guerra al V. M. nel 1915. Promosso Tenente in S.p.e. per merito di guerra nel 1916 e poi Capitano nel 1918. Decorato di due Medaglie di Bronzo al V. M. alla battaglia del Piave nel 1918. Dal 1919 al 1923 fece parte del Corpo degli Alpini. Nel 1935-1936 partecipò alla Campagna in Africa Orientale col grado di Maggiore in forza al 3° Rgt Fanteria della Divisione Peloritana. Nel 1938, al comando del 1° Btg. Speciale Mortai da 81 della Divisione d’Assalto “Littorio”, partecipò alle operazioni militari in terra di Spagna ove, all’inizio del 1939, nel corso di aspri combattimenti riportò numerose ferite e per il suo eroico comportamento venne decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, su proposta del Suo Generale Comandante Gervasio Bitossi. Date le gravi ferite sostenute, venne fatto rientrare in Italia con la Nave Ospedaliera Gradisca, venendo poi ricoverato nell’Ospedale Militare del Celio in Roma. Dopo mesi di cure potè riprendere a camminare dapprima con le stampelle, poi con l’ausilio di un bastone ed infine, senza alcun aiuto, con le proprie gambe martoriate. All’inizio della 2a Guerra Mondiale, con il grado di Tenente Colonnello, fu destinato al 33° Rgt Carristi della Divisione Corazzata “Littorio” di stanza a Parma. Dopo una breve campagna in Jugoslavia, la Divisione “Littorio” venne trasferita in Africa Settentrionale. Quivi nel febbraio 1942 il Ten. Colonnello Gaetano Amoroso assunse il comando del 12° Rgt. Bersaglieri e alcuni mesi dopo venne promosso al grado di Colonnello. Alla guida dei suoi Bersaglieri partecipò alle varie operazioni belliche fin quando, nella storica battaglia di El Alamein venne preso prigioniero dalle soverchianti forze avversarie nel corso di strenui combattimenti. Dopo oltre tre lunghi anni di prigionia trascorsi in India a confortare e sostenere moralmente gli altri prigionieri italiani, sia ufficiali che soldati, ritornò fra i Suoi familiari, che finalmente poterono avere la gioia di riabbracciarlo, di sentire la Sua voce calda e suadente, di apprezzare le Sue qualità di uomo. Nel 1949 fu collocato nella Riserva e successivamente nel Ruolo d’Onore con il grado di Generale. Fece parte del Gruppo Medaglie d’Oro d’Italia con sede a Via Amba Aradam in Roma. Partecipò ogni anno alla Festa dei Suoi Bersaglieri e venne sempre portato in trionfo sulle spalle dei Suoi Soldati. Fu amato da tutti. Il 6 aprile 1975 spirò tra le braccia dei Suoi familiari. Ai Suoi funerali il feretro fu trasportato su un affusto di cannone e la Fanfara dei Bersaglieri Lo salutò con le proprie marce più caratteristiche. Il silenzio fuori ordinanza suonato da un Bersagliere trombettiere chiuse il Suo transito su questa terra. Ora serenamente riposa con i Suoi cari Genitori nella Tomba di Famiglia, da Lui fatta costruire, nel Cimitero di Santa Teresa di Riva (ME).

Le sue Opere:

>>> Il principio della massa.

>>> Mortai e Lupi in Catalogna.

Fonte dei dati forniti dal Figlio Santi Amoroso

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