Nulla resiste al Bersagliere .. sempre al Motto "Migliorarsi per migliorare

Lettera dal Fronte

LETTERE DAL FRONTE
Sottotenete (b) Serafino MontaltoMia buona sorella, vorrei essere a voi vicino, nel vostro grembo, per provare ancora quella dolcezza che sentivo allorché in tenera età mi era dato provare. Mi conforta, mia buona sorella, il pensiero che sono qui per un altissimo, nobilissimo fine; consacrare tutte le mie forze fisiche e morali al mio paese, alla bella patria nostra, che ha bisogno di noi giovani pieni di spirito ed entusiasmo. Bella Italia, grande e gloriosa, degna di noi italiani, figli tuoi, tu sei l’emblema, la speranza nostra, sei l’avvenire nostro glorioso e fulgido ad ogni core italiano. Amala sorella mia buona, amala come l’amo io”. Serafino Montalto, giovane sottotenente dei bersaglieri, scrive alla sorella. E’ il 4 aprile del 1916. Le truppe italiane sono al fronte. Un anno prima il governo ha dichiarato guerra agli austriaci. Una decisione sofferta presa dopo duri scontri in piazza tra interventisti e neutralisti. Tra i soldati serpeggiano malumori. Nei primi undici mesi oltre sessantamila militari sono caduti in battaglia e più di centocinquantamila sono rimasti feriti. Serafino Montalto è però sereno. Nelle sue lettere dal fronte di guerra racconta con entusiasmo le sue gesta. La sua storia è una delle tante vicende dolorose consumatesi nel corso della prima guerra mondiale sul Carso, in cui tanti giovani soldati italiani hanno perso la vita. La sua corrispondenza dal fronte di guerra, una cinquantina di lettere oggi conservate presso la biblioteca comunale di Paceco, costituisce una testimonianza di grande valore storico. Serafino Montalto nacque il 25 luglio del 1896. Penultimo di sette fratelli trascorse i primi anni della sua infanzia a Paceco. Alcuni anni dopo, i suoi genitori, Martino Montalto e Concetta Savalli, decisero di trasferirsi a Castelvetrano. Serafino, racconta il pronipote, Vincenzo Riccobono Montalto, nel libro “Uno dei seicentomila”, era un giovanotto spensierato, allegro ed un po’ burlone, con una fede incrollabile ed assoluta nell’ideale della patria. In quegli anni era forte in Sicilia, come nel resto del paese, il fermento patriottico. Serafino fondò, assieme ad altri giovani, un circolo nazionalista. Il 23 maggio 1915 l’Italia entrò in guerra. Alcuni mesi dopo Serafino Montalto fu chiamato alle armi. Il primo settembre del 1915 lasciò Castelvetrano per raggiungere il proprio reggimento a Palermo. Era felice di potere finalmente combattere per la sua patria. “Carissimo Ignazio, da sei giorni son forgiato soldato, sono dei bersaglieri”, scrisse il 12 dicembre del 1915 in una lettera inviata al fratello. “Sono orgoglioso, superbo di essere un bersagliere. Se il pensiero dei miei lontani non mi turbasse l’animo, se la nostalgia che mi fa versare interne lacrime, se il ricordo della mamma morta non mi squarciasse il petto, o credilo, sarei felice, felicissimo. Il pensare che sono soldato e bersagliere, che sono atto a difendere e morire per l’Italia, a morire per questa cara terra, lenisce però i miei dolori. Più tardi, quando mi daranno l’arma per difendermi sarò vincolato da un giuramento e pronunzierò con voce alta e sonora, sarà uno il mio pensiero: Patria e famiglia. Il mio sergente mi vuoi tanto bene; egli mi usa quelle gentilezze non comuni per gli altri ed ha notato in me quella mia poca istruzione che ho acquistato nel tempo impiegato allo studio. Disgraziatamente nessun compagno conoscente o amico ho nella mia camerata, sono tutti contadini dall’animo nobile e sincero. Sono il confortatore, l’istruttore, il lettore, lo scrivano di tutti. Mi vogliono bene. Baci. Serafino”. Alcuni mesi dopo Serafino Montalto partì per il fronte. Per circa venti mesi combatté ininterrottamente nei territori della Carnia e del Carso senza mai risparmiarsi. Atletico ed agile fu inviato come staffetta per luoghi impervi e montagne. Nelle sue lettere, dal fronte, raccontava con entusiasmo ai propri familiari le sue gesta. “Carissimo papa, ho ricevuto la sua lettera e subito rispondo”, scriveva il 23 febbraio del 1917. “Ho tirato questo foglio dalla scatola di latta contenente la maschera contro il gas, il lapis è seduto su di una cassetta contenente nastri di cartucce per la bella mitragliatrice che mi sta accanto e superbamente puntata contro il nemico a venti metri. I bersaglieri vogliono andare di corsa a Trieste, mi vogliono bene. Ho visto Trieste tra le lenti di un buonissimo binoco-lo; il sangue mi bolliva, fremevo di gioia è viva in me la speranza di farla nostra. Le licenze sospese per tutti quanti, non dubiti che si riapriranno e così possiamo abbracciarci un giorno. Smetto, sono le ore quattro pomeridiane, oggi, una bella giornata. Baci per tutti. Vostro Serafino. Ps Carissimi saluti per gli amici nostri”. Erano giorni difficili. Dopo la lunga pausa invernale, le truppe italiane si preparavano a sferrare una nuova offensiva. La battaglia si protrasse per mesi. Numerosi soldati caddero sotto i colpi dei nemici. Il 23 maggio del 1917 Serafino Montalto scrisse una cartolina al fratello dal fronte di guerra: “Carissimo Ignazio, forse l’ultima cartolina: sii forte come me. Ti bacio e ti abbraccio, tuo Serafino”. Alcune ore dopo il sottotenente serafino Montalto cadde in battaglia ad appena ventuno anni. Una fredda nota del comando dell’undicesimo bersaglieri, a firma del colonnello Gino Graziano, informò il 28 maggio del 1917 i familiari della sua prematura scomparsa. “A nome mio e dell’intero reggimento invio le più sentite condoglianze per la morte eroica del sottotenente Serafino Montalto. Tutti ricordano con tenerezza ed orgoglio la nobile figura del giovane ufficiale, che non ancora ristabilito da recente malattia esce dall”ospedale, raggiunge il reparto, nelle prime linee, assume il comando del reparto, balza dalle trincee e corre all’assalto incitando i suoi bersaglieri, finché la sera del 23 maggio, colpito mortalmente da granata nemica, chiude la vita breve ma gloriosa esclamando “Muoio contento”. La fortezza d’animo, il grande amor patrio, il profondo sentimento del dovere, l’alto spirito di sacrificio, lo sprezzo del pericolo, la grandezza della fine serena del giovane ufficiale, sono un luminoso ed imperituro esempio di sublime eroismo. Colonnello Gino Graziani”. Serafino Montalto fu insignito della medaglia d’argento al valore militare. Oggi una lapide, nell’atrio di una scuola di Castelvetrano, lo ricorda come “luminoso esempio di giovane dal saldo cuore d’italiano e dal profondo sentimento del dovere”. “E’ stato un grande uomo”, dice Vincenzo Quartana, presidente della sezione di Paceco dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, intitolata a Serafino Montalto. “La sua umanità balza tenace dai suoi scritti – dice Alberto Barbata, direttore della biblioteca di Paceco – rimanendo impressa nella nostra anima assetata di luce e di profonde piccole verità”.
Maurizio Macaluso
e-mail maurizio.macaluso@libero.it

 

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